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	<title>overthesky.it &#187; valore salute</title>
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		<title>Correre fa bene. Al corpo, allo spirito, all&#8217;apprendimento.</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Mar 2016 10:53:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di redazione &#8211; La corsa non fa bene solo al fisico, ma può allenare anche il cervello potenziando le capacità intellettive dei runner. Chi corre regolarmente apprende meglio. E&#8217; quanto ha stabilito uno studio del Department of Psychology e del Department of Biology of Physical Activity dell&#8217;Università di Jyväskylä in Finlandia pubblicato sul &#8216;Journal of [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>di redazione</em> &#8211; La corsa non fa bene solo al fisico, ma può allenare anche il cervello potenziando le capacità intellettive dei runner. Chi corre regolarmente apprende meglio. E&#8217; quanto ha stabilito uno studio del Department of Psychology e del Department of Biology of Physical Activity dell&#8217;Università di Jyväskylä in Finlandia pubblicato sul &#8216;Journal of Physiology&#8217;.                                                                                 L&#8217;esercizio aerobico &#8211; secondo i ricercatori &#8211; aumenta le riserve dei neuroni nella zona dell&#8217;ippocampo, proprio quella responsabile dell&#8217;apprendimento.<span id="more-1758"></span></p>
<p>&#8220;Attraverso un&#8217;attività fisica aerobica prolungata, come la corsa, potrebbe essere possibile aumentare la riserva di neuroni dell&#8217;ippocampo e, quindi, migliorare i presupposti dell&#8217;apprendimento&#8221;, ha spiegato uno degli autori dello studio, Heikki Kainulainen. Gli scienziati hanno esaminato gli effetti della corsa sul cervello di un gruppo di topi. &#8220;I risultati indicano che il maggior numero di nuovi neuroni dell&#8217;ippocampo (fino a 2-3 volte superiori) è stato osservato nelle cavie che correvano lunghe distanze e che avevano anche una predisposizione genetica nel beneficiare dello sport di resistenza rispetto ai topi sedentari&#8221;, evidenzia lo studio.</p>
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		<title>Termovalorizzatore di Case Passerini. Si farà.</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2016 15:36:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di redazione &#8211; Il parere è favorevole. &#8220;Ci sono gli ultimi adempimenti da fare, c&#8217;è da fare anche il progetto esecutivo, ma in autunno contiamo di aprire i cantieri&#8220;, annuncia soddisfatto l&#8217;ad del Quadrifoglio Livio Giannotti.L&#8217;okay definitivo all&#8217;inceneritore è arrivato dopo anni e anni di ritardi. Le prime carte del nuovo inceneritore di Case Passerini [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>di redazione</em> &#8211; Il parere è favorevole. &#8220;<em>Ci sono gli ultimi adempimenti da fare, c&#8217;è da fare anche il progetto esecutivo, ma in autunno contiamo di aprire i cantieri</em>&#8220;, annuncia soddisfatto l&#8217;ad del Quadrifoglio Livio Giannotti.<span id="more-1747"></span>L&#8217;okay definitivo all&#8217;inceneritore è arrivato dopo anni e anni di ritardi. Le prime carte del nuovo inceneritore di Case Passerini risalgono al 2000. Quattordici anni dopo la chiusura dell&#8217;impianto di San Donnino. Oggi però, protesta permettendo, quello che i documenti ufficiali chiamano termovalorizzatore dovrebbe concludere i passaggi su carta, spalancando le porte alla fase operativa.</p>
<p>L&#8217;impianto dovrebbe bruciare 140mila tonnellate di rifiuti ogni anno. In pratica, circa 400 tonnellate al giorno. Dovrebbe dare lavoro, tra diretti e indiretti, a circa 50 persone. Il termovalorizzatore, grazie all&#8217;energia sprigionata, disporrà un generatore di 17,6 MWe (potenza nominale) che sarà quindi in grado di produrre annualmente circa 125 GWh di energia elettrica. Di questi, circa 106 GWh saranno ceduti alla rete, pari al consumo elettrico annuale di circa 40.000 famiglie. Il costo complessivo del termovalorizzatore si aggira sui 135 milioni di euro.</p>
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		<title>Oltre il cibo biologico, il cibo bioattivo.</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2016 15:01:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L’alimentazione del terzo millennio al centro dell’incontro “Di che cibo 6?” organizzato allo Chalet Fontana dall’Associazione Consonanze. di Sofia Porcino &#8211; Parla il Dott. Andrea Battiata, agronomo attivamente impegnato nel diffondere una alimentazione sopratutto consapevole. Consapevole e non solo biologica, ma nutriente. Mentre la certificazione biologica garantisce solo la filiera non garantisce che il prodotto [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h6><em>L’alimentazione del terzo millennio al centro dell’incontro “Di che cibo 6?” organizzato allo Chalet Fontana dall’Associazione Consonanze.</em></h6>
<p><em>di Sofia Porcino</em> &#8211; Parla il Dott. Andrea Battiata, agronomo attivamente impegnato nel diffondere una <strong>alimentazione</strong> sopratutto <strong>consapevole</strong>. Consapevole e non solo biologica, ma <strong>nutriente</strong>. Mentre la certificazione biologica garantisce solo la filiera non garantisce che <strong>il prodotto finale conservi le sue sostanze nutritive.</strong><span id="more-1744"></span>Questo ulteriore passaggio verso il cibo sano è l’obiettivo del progetto <strong>NOA FOOD &#8211; cibo nutriente, organico, autentico.</strong> Prodotti ortofrutticoli coltivati con<strong> tecniche biodinamiche</strong>. Piante coltivate in uno specifico terriccio completamente naturale, composto da una serie di elementi che riproducono ciò che in natura avviene nelle foreste, dove la mano dell’uomo non arriva ma dove la natura riesce egregiamente a compiere il suo ciclo vitale e il terreno produce in autonomia le piante.</p>
<p>All’interno di questo terriccio le piante trovano il nutrimento necessario per <strong>crescere e dare i propri frutti all’uomo senza concimi, fertilizzanti e altre sostanze chimiche</strong>. Il prodotto che ne ricaviamo è <strong>ricco delle sostanze nutritive tipiche dell’ortaggio</strong> in questione, che nell’agricoltura industriale, pur bio che sia, perde.</p>
<p>L’agricoltura industriale infatti produce ortaggi e frutta che contengono minimo il 30% in meno delle sostanze nutritive tipiche del prodotto.</p>
<p>Parla Chiara Conti , una giovanissima studentessa di grafica e comunicazione che segue il Dott. Battista nel progetto del NOA FOOD e spiega che realizzare un piccolo orto urbano seguendo le linee guida del Dott. Battista non è una missione impossibile, <strong>è una tecnica semplice per riscoprire la sana abitudine di fare l’orto</strong> e controllare così il cibo portato alla bocca.</p>
<p>Grazie alla collaborazione con l’Orto Botanico di Firenze vengono organizzati corsi di giardinaggio e orto biodinamici.</p>
<p>Lo Chalet Fontana ha inoltre messo a disposizione parte del suo giardino per la coltivazione biodinamica e ha inserito nel menù una selezione di piatti preparati con gli ortaggi bioattivi.</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" title="Intervista al Dott. Battiata" href="http://www.overthesky.it/di-che-cibo-6-la-produzione-del-cibo-bioenergetico-www-overthesky-it/" target="_blank">http://www.overthesky.it/di-che-cibo-6-la-produzione-del-cibo-bioenergetico-www-overthesky-it/</a></span></p>
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		<title>Come scegliere le uova migliori. Codici, categorie e modalità di conservazione del cibo più consumato al mondo</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Dec 2015 05:23:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Sofia Porcino-  Le uova. Un cibo planetario: in tutto il mondo ne vengono consumate ogni giorno più di 3,5 miliardi. In Italia si stimano circa 250 uova pro-capite all&#8217;anno. Gli abitanti di tutto il Pianeta consumano le uova, questo è dovuto sopratutto alla loro straordinaria versatilità. Sono alleati indispensabili per una varietà infinita di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Sofia Porcino</em>-  Le uova. Un <strong>cibo planetario</strong>: in tutto il mondo ne vengono consumate <strong>ogni giorno più di 3,5 miliardi</strong>. In Italia si stimano circa<strong> 250 uova pro-capite all&#8217;anno</strong>. Gli abitanti di tutto il Pianeta consumano le uova, questo è dovuto sopratutto alla loro <strong>straordinaria versatilità</strong>. Sono alleati indispensabili per una varietà infinita di ricette tradizionali o più sperimentali; ingredienti basilari per primi piatti, secondi, dolci, e da sole.<span id="more-1629"></span></p>
<p>Le proprietà delle uova per il nostro organismo sono irrinunciabili. Esse sono infatti una <strong>fonte di proteine</strong> ad alto valore biologico e di facile assimilazione. Circa il 12% del peso di uovo è costituito da proteine. L&#8217;unico rischio nel consumarne troppe è l&#8217;eccesso di colesterolo, infatti un uovo medio contiene circa 250 mg di <strong>colesterolo</strong>.</p>
<h5><span style="color: #008000;">Una legislazione ferrea e precisa</span></h5>
<p>Ci sono, per fortuna, delle <strong>rigide norme per la commercializzazione</strong> delle uova. il Decreto 11 Dicembre 2009 pubblicato sulla G.U. n° 111 del 14 Maggio 2010, ai sensi del regolamento CE 1234/07 e 589/08 legista attraverso 17 articoli il processo di commercializzazione di questo alimento così capillarmente diffuso e largamente consumato.</p>
<p>In primo luogo occorre precisare che vengono <strong>esonerate dall’applicazione</strong> del provvedimento <strong>le uova vendute direttamente dal produttore al consumatore</strong> nel luogo di produzione o nell’ambito della regione di produzione, in un mercato locale o nella vendita porta a porta (vedi art. 2). <em>Conditio</em> <em>sine qua non</em> per consumare le uova del contadino è conoscere a fondo il metodo e la qualità di allevamento delle galline.</p>
<p>Per tutte le altre uova le regole sono precise e sono riportate <em>in primis</em> in quel lungo codice stampato su ogni guscio. Dunque è compito del consumatore essere a conoscenza dell&#8217;importante significato di quel codice per comprare e portare in tavola <strong>solo uova di ottima qualità</strong>. Per una questione di <strong>gusto</strong> e per una questione di <strong>salute</strong>.</p>
<p>Oltre al<strong> codice</strong> sono importanti anche le <strong>diciture</strong> e <strong>categorizzazioni</strong> riportate sulla confezione, ma procediamo per gradi iniziando dal codice stampato sul guscio.</p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>0 IT 017 FI 567 V5</strong></p>
<h6><strong>0 = da allevamento biologico</strong><br />
<strong>1 = da allevamento all’aperto</strong><br />
<strong>2 = da allevamento a terra, in recinti</strong><br />
<strong>3 = da allevamento in gabbia</strong></h6>
<h6><strong>IT = stato</strong><br />
<strong>017 = codice istat del comune</strong><br />
<strong>FI = provincia</strong><br />
<strong>567 = codice del luogo d’allevamento</strong><br />
<strong>V3 = codice del gruppo di galline depositarie</strong></h6>
<hr />
<ul>
<li>
<h6>extra fresco = restano in commercio fino al 9° giorno dalla deposizione dell&#8217;uovo</h6>
</li>
<li>
<h6>fresco = restano in commercio entro 28 giorni dalla deposizione dell&#8217;uovo</h6>
</li>
</ul>
<hr />
<ul>
<li>
<h6>XL = uova grandissime, oltre 73 gr.</h6>
</li>
<li>
<h6>L = uva grandi, comprese tra 63 3 72 gr.</h6>
</li>
<li>
<h6>M = uova medie, tra 53 e 62 gr.</h6>
</li>
<li>
<h6>S = uova piccole, inferiori a 52 gr.</h6>
<hr />
</li>
<li>
<h6> A-extra = confezionate appena deposte, possono essere consumate anche crude</h6>
</li>
<li>
<h6>A = uova fresche</h6>
</li>
<li>
<h6>B = uova di seconda qualità</h6>
</li>
<li>
<h6>C = uova destinate all&#8217;utilizzo industriale.</h6>
</li>
</ul>
<hr />
<p>L&#8217; articolo 7 chiarisce che le uova devono essere<strong> ritirate dal commercio sette giorni prima del termine minimo di conservazione indicato sull’imballaggio. </strong></p>
<p>Dal 2012 l&#8217;Unione Europea ha <strong>vietato l&#8217;allevamento in gabbia o in batteria,</strong> uova con il codice 3 non dovrebbero esistere in commercio.</p>
<h5><span style="color: #008000;">Rapporto qualità-prezzo</span></h5>
<p><strong>Il costo</strong> delle uova di categoria O, cioè biologiche è di poco superiore rispetto alle altre, siamo nei termini di <strong>2 o 3 centesimi in più ad uovo</strong>. Una gallina che depone uova di categorie 0 vive libera, fino a circa cinque anni, depone tra le 150 e 200 uova all&#8217;anno; a differenza una gallina che produce uova di categoria inferiore (superiore il numero, da 1 a 3) vive molto meno in termini di tempo e convive in un metro quadrato con altre 20-25 sue simili, illuminate da luce artificiale e spesso senza il proprio becco (per evitare ferimenti e cannibalismo), tali condizioni rendono ovviamente scarse le uova che depone.</p>
<h5><span style="color: #008000;">Come conservare e consumare le uova</span></h5>
<p>Il miglior confezionamento è quello <strong>nel cartone</strong>, che permette all&#8217;uovo di &#8220;respirare&#8221; evitando al formazione della condensa. Le uova vanno <strong>conservate in frigorifero, nella parte alta</strong>. Al supermercato sono sugli scaffali non refrigerati per evitare che durante il trasporto a casa lo shock termico che si attuerebbe togliendole dal frigorifero rompa la pellicola protettiva che riveste il guscio. Tale <strong>pellicola evita che gli agenti patogeni entrino all&#8217;interno del guscio</strong>; ecco perché l&#8217;uovo <strong>non deve essere lavato</strong>, né dal produttore né dal consumatore. Garanzia in più della buono stato di allevamento delle galline: pur non potendo essere lavate le uova devono risultare comunque <strong>pulite e libere dalle feci delle galline</strong>, ciò denota un buon allevamento, l&#8217;uovo sporco è infatti indice di cattive condizioni delle galline.</p>
<p>Sulla digeribilità o meno delle uova si è molto discusso e questo è dovuto alle due parti che lo compongono. Essendo <strong>il tuorlo più digeribile crudo e al contrario l&#8217;albume più digeribile cotto</strong> è la maestria nel cuocerlo che rende l&#8217;uovo digeribile. In base a queste caratteristiche la migliore preparazione è <strong>alla coque</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p><a href="http://www.overthesky.it/maestralefiorentino/?p=1430" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">8 alimenti salutari ed economici. I legumi per Valore Cibo</span></a></p>
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		<title>Allarmismo alimentare o reale pericolo per la salute? Riflessioni di Valore Cibo</title>
		<link>http://www.overthesky.it/maestralefiorentino/?p=1712</link>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2015 16:26:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Valore Cibo si interroga sulla recente tendenza dei media a &#8220;smascherare il peggior cibo killer del momento&#8221;, cibo inquinato, velenoso, altamente dannoso per la nostra salute. di Sofia Porcino &#8211; La bolla è scoppiata con l&#8217;ultimo studio dell’OMS sulle carni rosse e lavorate, sulla loro alta responsabilità nel provocare il tumore negli umani, in particolare [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h6><em>Valore Cibo si interroga sulla recente tendenza dei media a &#8220;smascherare il peggior cibo killer del momento&#8221;, cibo inquinato, velenoso, altamente dannoso per la nostra salute.</em></h6>
<p><em>di Sofia Porcino</em> &#8211; La bolla è scoppiata con l&#8217;ultimo studio dell’OMS sulle <strong>carni rosse e lavorate</strong>, sulla loro alta responsabilità nel provocare il tumore negli umani, in particolare il <strong>tumore al colon</strong>. A tal proposito il nostro Ministro della Salute Lorenzin è intervenuta sottolineando la <strong>necessità di non creare allarmismi, </strong>anche in virtù del fatto che lo studio completo non è ancora pronto e che lo sarà soltanto a metà 2016. Il presidente Mattarella ha invece richiamato l&#8217;attenzione sul lavoro dei media, ricordando l’importanza di dare notizie “&#8230;chiare, corrette e misurate. Da qui si comprende il ruolo fondamentale dei media, anche loro chiamati a una grande responsabilità.” Niente allarmismi, dunque. Ma <strong>l’allarmismo è una tendenza che pare essere di moda ultimamente</strong>, soprattutto in campo alimentare.<span id="more-1712"></span></p>
<p>Fino a qualche anno fa si parlava di <strong>cibo spazzatura</strong> per riferirsi a quegli alimenti provenienti perlopiù da oltreoceano che hanno avuto un grande successo nel nostro paese a partire dalla metà degli anni ’90: <em>hot dog</em>, <em>hamburger</em>, patatine fritte, salse unte che li accompagnano, bevande zuccherate e gassate. Il dito è stato molto tempo puntato contro questa ristretta cerchia di prodotti. Rincuorante la loro ristrettezza e la loro lontananza dalle nostre abitudini alimentari.<br />
Contraltare sano era la sana <strong>cucina mediterranea,</strong> che affonda le radici nelle antiche tradizioni contadine italiane. Anni, quelli della lotta al cibo spazzatura, che hanno visto rinascere i piatti della tradizione povera, eletti a paladini del cibo salutare. Contro i mostri che uscivano a nastro continuo dalle nefaste cucine dei <em>fast food</em>, fucine infaticabili di “schifezze” piene di grassi, zuccheri, conservanti e olii fritti e rifritti si sono battute intere schiere di salutisti convinti. Lotta ai <em>fast food</em>, in nome della salute umana, ma tinta da poco ben mascherati ideali politici che combattevano il temuto mostro della globalizzazione.</p>
<p><strong>Oggi</strong> siamo davanti ad una <strong>variazione di tendenza</strong>: oggi sembra andare di moda la corsa a chi “smaschera” <strong>il prodotto più responsabile delle peggiori malattie</strong> e a turno si addita un cibo piuttosto che l’altro.</p>
<p>Nel periodo dell&#8217;eco-scandalo in Campania che riguardava lo smaltimento dei rifiuti gestito dalla malavita era il turno della mozzarella di bufala. I terreni inquinati dal non corretto smaltimento dei rifiuti erano i responsabili di un inquinamento a catena che, passando dagli animali arrivava al prodotto finito, la <strong>mozzarella di bufala</strong>, appunto. Oggi da quel fronte tutto tace. Già risolta la questione? O notizia ormai superata?</p>
<p><strong>La carne</strong>, soprattutto quella <strong>rossa e lavorata</strong>, è al centro di una feroce campagna contro i cibi cancerogeni, che sarebbero i principali responsabili dei tumori. Tesi da tempo sostenuta dal professor Veronesi è oggi sostenuta anche dagli studi dell’OMS. Regina indiscussa dei nemici della salute sta lasciando la vetta del podio ad un altro diffusissimo prodotto alimentare. Notizia freschissima è infatti quella che riguarda il <strong>latte vaccino</strong>: sembrerebbe proprio lui il principale responsabile dei tumori.</p>
<p><strong>La verdura</strong>, come la povera mozzarella di bufala, <strong>è vittima dell’inquinamento</strong> delle falde acquifere e dei terreni coltivabili. Non recentissimo caso fu quello del radicchio trevigiano, anch’esso ritenuto una vera bomba chimica a causa degli scarichi inquinanti delle fabbriche dei territori limitrofi ai campi di coltivazione.</p>
<p><strong>Il pollame è pieno di ormoni</strong> che ne gonfiano il petto. <strong>Il pesce ricco di mercurio e altri metalli pesanti. </strong></p>
<p><strong>Farina, latte, sale e zucchero</strong>, che, ironia del destino, sono ingredienti alla base della nostra tradizione culinaria, sono chiamati i <strong>quattro veleni bianch</strong>i. Sia per i loro componenti intrinsechi che per le tecniche di lavorazione.</p>
<p>Allarmismo campato per aria, figlio del nostro tempo e indistintamente causa ed effetto della triste sensazione del secolo di essere continuamente sotto scacco o reale pericolo per la salute? Resta il fatto che la <strong>sensazione è proprio quella di essere inevitabilmente circondati da cibo spazzatura</strong>, che non si limita più soltanto a quella ristretta cerchia di prodotti “americani”, facilmente non consumabili evitando i <em>fast food</em>; il cibo spazzatura adesso è proprio quell’insieme di prodotti che sempre ha fatto parte della nostre tavole e che non è così facilmente evitabile. Insomma non c’è via di scampo: sembra di essere destinati ai prodotti cancerogeni, dannosi e pericolosi, costretti a consumarli, costretti &#8220;a decidere se morire di tumore o di fame&#8221; &#8211; come recita uno dei popolarissimi e sarcastici <em>post</em> usciti sui <em>social network</em> proprio a seguito dello studio sulle carni rosse e lavorate.</p>
<p>Viene da chiedersi cosa c’è dietro a questa pressante e continua campagna di &#8220;sensibilizzazione&#8221;, che più che tale sta assumendo i toni di un vero e proprio bombardamento mediatico atto a terrorizzare i consumatori.<br />
Niente di tutto ciò che abbiamo mangiato fino a ieri adesso va più bene; la farina, il latte, le uova, la frutta, il pesce, la carne, ecc&#8230;</p>
<p>Senza sminuire gli studi scientifici e gli effettivi scandali ecologici viene da chiedersi chi stia guadagnando da questa lotta al cibo inquinato e/o cancerogeno? Forse i grandi produttori di cibo biologico che con le etichette no ogm e bio hanno creato un mastodontico giro d&#8217;affari che frutta dollari suonanti ininterrottamente e che, visto l’allarmismo sociale diffuso, è da molti considerata l’unica ancora di salvezza per la nostra salute minacciata vigliaccamente dai nostri cari prodotti tradizionali?</p>
<p>Sarà poi così bio e no ogm tutto ciò che viene presentato come tale?</p>
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		<title>olio a gogò, un 2015 da favola per l&#8217;extravergine toscano</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Oct 2015 07:46:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Autunno d&#8217;oro per l&#8217;olio toscano di Sofia Porcino- 2015. L&#8217;anno della rinascita per l&#8217;olio extravergine toscano. Grazie al caldo rovente di un&#8217;estate anomala rinasce la produzione dell&#8217;olio; sembra proprio che le alte temperature di questa estate appena trascorsa abbiamo ucciso la mosca olearia che nel 2014 causò la scarsa quantità di olio prodotto. La produzione [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5><em>Autunno d&#8217;oro per l&#8217;olio toscano<br />
</em></h5>
<p>di Sofia Porcino- 2015. L&#8217;anno della rinascita per l&#8217;olio extravergine toscano. Grazie al caldo rovente di un&#8217;estate anomala rinasce la produzione dell&#8217;olio; sembra proprio che le alte temperature di questa estate appena trascorsa abbiamo ucciso la mosca olearia che nel 2014 causò la scarsa quantità di olio prodotto. La produzione questo autunno dovrebbe  risalire a 140-150 mila quintali, tra l&#8217;altro di ottima qualità.</p>
<p>Le previsioni sono della Coldiretti della Toscana in avvio della campagna olivicola. &#8220;<em>Dopo un 2014 disastroso con un crollo della produzione che aveva sfiorato il 90% in alcune aree della regione, la stagione olivicola ormai alle porte</em>,&#8221; dice Coldiretti, &#8220;<em>riporta il sorriso tra gli oliveti toscani.</em>&#8220;</p>
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		<title>Capire e contrastare la violenza domestica &#8211; intervista alla Dott.ssa Sara Strufaldi</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Oct 2015 09:46:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La Dichiarazione delle Nazioni Unite sulla Eliminazione della Violenza Contro le Donne del 1993 definisce la violenza contro le donne come “qualunque atto di violenza in base al sesso, o la minaccia di tali atti, che produca, o possa produrre, danni o sofferenze fisiche, sessuali, o psicologiche, coercizione o privazione arbitraria della libertà, sia nella [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h6 align="left"><em>La Dichiarazione delle Nazioni Unite sulla Eliminazione della Violenza Contro le Donne del 1993 definisce la violenza contro le donne come <strong>“qualunque atto di violenza in base al sesso, o la minaccia di tali atti, che produca, o possa produrre, danni o sofferenze fisiche, sessuali, o psicologiche, coercizione o privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica che privata delle donne.&#8221;</strong></em></h6>
<hr />
<p><em>di Sofia Porcino</em> &#8211; Ogni giorno ci troviamo di fronte a notizie che riguardano <strong>casi di violenza domestica</strong>, che spesso sfociano in efferati <strong>femminicidi.</strong></p>
<p>I dati degli ultimi anni sono preoccupanti. Nel 2012 i casi di femminicidio sono stati 157, nel 2013 sono saliti a 179 e nel 2014 non sono calati (fonte ansa).</p>
<p>I fattori scatenanti sono notoriamente legati al <strong>potere e al controllo dell’altra persona</strong>, alla <strong>gelosia</strong> ossessiva, al <strong>possesso</strong>.</p>
<p>Si tratta dunque di movente passionale quello che arma la mano di colui che dovrebbe amare. Ma <strong>le ragioni non sono così semplici da catalogare</strong>, sono infatti svariate e sono il <strong>frutto di fattori combinati tra loro</strong> che rendono <strong>ogni caso un caso a sé</strong>.</p>
<p>Per cercare di andare a fondo a questa piaga sociale affrontiamo la questione con la Dottoressa Sara Strufaldi, laureata in Psicologia criminale e investigativa all’Università degli Studi di Torino, con master di secondo livello in Psichiatria, Psicopatologia forense e criminologia. Ha avuto inoltre esperienze lavorative presso alcuni centri di ascolto della Regione Toscana.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’intervista…</p>
<p><em>1- Le forme di violenza sulle donne sono molteplici, stupri, stalking sul lavoro, violenza sessuale o psicologica, ma quella in famiglia è probabilmente la più difficile da comprendere, quali ragioni la fanno scattare proprio all’interno del nucleo protettivo e rassicurante per eccellenza?</em></p>
<p>Secondo un approccio sistemico <strong>la famiglia è vista come il principale sistema vivente di riferimento nell’esperienza emotiva di una persona</strong>; è il primo contesto di esperienze all’interno del quale si formano le strutture cognitive ed emotive dell’individuo.</p>
<p>Le singole azioni di ogni componente della famiglia assumono una funzione precisa per il funzionamento relazionale del gruppo di persone che ne fanno parte.</p>
<p>La famiglia è dunque un sistema dinamico in cui i vari componenti interagiscono tra loro, comunicano e si influenzano a vicenda.</p>
<p><strong>La violenza domestica è sintomo del fallimento della comunicazione e dell’interazione tra tali componenti</strong>.</p>
<p>Essendo quindi il sistema vivente di riferimento principale dell’essere umano <strong>la famiglia è “a portata di mano”, è il luogo dove è più facile esercitare il proprio potere e controllo, a causa del rapporto affettivo, della confidenza e della prossimità fisica.</strong></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><span id="more-1682"></span></span></p>
<p><em>2- Quali sono le ragioni che spingono un uomo ad essere violento nei confronti della propria compagna? Essendo un fenomeno che attraversa trasversalmente ogni classe sociale e cultura le ragioni dei gesti violenti sono da ricercare esclusivamente nella psiche della persona o anche in fattori esterni come l’educazione, la cultura, le ragioni economiche?</em></p>
<p><strong>Non esiste un profilo psicologico criminale preciso del maltrattante</strong>. La violenza domestica non è sempre dovuta ad una patologia o disturbo mentale, il ricondurla troppo spesso a tali ragioni può distogliere l’attenzione dal problema della violenza.</p>
<p>Ci sono vari fattori e ambiti che la attivano, l’OMS propone il modello ecologico, un modello che considera la violenza come un comportamento <strong>influenzato da plurimi livelli: individuale, relazionale, comunitario, sociale.</strong></p>
<p>Livelli che interagiscono tra loro e che portano ad una manifestazione della violenza domestica particolare; ogni caso è a sé, è scatenato e perpetrato secondo modalità e fattori a sé stanti e tipici di quello e non altro rapporto.</p>
<p>Resta <strong>basilare e comune a tutti i casi il concetto di fallimento della comunicazione</strong> e dell’iterazione tra i componenti famigliari.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"> <span style="color: #000000;">Fattori che favoriscono la violenza domestica</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000;">Culturali:</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000;">Socializzazione separata per sessi</span><br />
<span style="color: #000000;">Definizioni culturali dei ruoli sessuali appropriati</span><br />
<span style="color: #000000;">Attribuzione di ruoli nella relazione</span><br />
<span style="color: #000000;">Idea della inerente superiorità dei maschi</span><br />
<span style="color: #000000;">Sistema di valori che conferisce agli uomini il diritto di proprietà su donne e bambine</span><br />
<span style="color: #000000;">Concezione della famiglia come sfera privata assoggettata al controllo dell’uomo,tradizioni matrimoniali (prezzo per la moglie, dote)</span><br />
<span style="color: #000000;">Ammissibilità della violenza come modalità di risoluzione dei conflitti</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000;">Economici:</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000;">Dipendenza economica delle donne dagli uomini</span><br />
<span style="color: #000000;">Restrizioni di accesso al denaro o al credito</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000;">Leggi discriminatorie per l’eredità, il diritto della proprietà, l’uso delle terre comuni e il mantenimento in seguito a divorzio o a vedovanza</span><br />
<span style="color: #000000;">Restrizioni di accesso all’occupazione sia nel settore formale che in quello informale</span><br />
<span style="color: #000000;">Restrizioni di accesso per le donne all’istruzione e alla formazione</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000;">Giuridici:</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000;">Stato giuridico inferiore delle donne, secondo la legge scritta oppure quella consuetudinaria</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000;">Leggi sul divorzio, affidamento dei figli, conservazione o eredità di patrimoni</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000;">Definizioni legali dello stupro e dei maltrattamenti domestici</span><br />
<span style="color: #000000;">Basso tasso di alfabetizzazione legale tra le donne</span><br />
<span style="color: #000000;">Brutalità del trattamento di donne e bambine da parte della polizia e della magistratura</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000;">Politici</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000;">Sottorappresentanza delle donne al potere, nella politica, nei mezzi di informazione e nelle professioni mediche e giuridiche</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000;">La violenza domestica non viene presa sul serio</span><br />
<span style="color: #000000;">Concezione della famiglia come dimensione privata al fuori del controllo dello</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000;">Stato</span><br />
<span style="color: #000000;">Rischio di mettere in discussione lo status quo oppure le leggi religiose</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000;">Scarso livello di organizzazione delle donne in quanto forza politica</span><br />
<span style="color: #000000;">Scarsa partecipazione delle donne nei sistemi politici organizzati</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000;">(Fonte: Heise, 1994)</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000;">Innocenti Digest num. 6 &#8211; Giugno 2000 Unicef, “La violenza domestica contro le donne e le bambine” Centro di ricerca innocenti. Firenze, Italia. Pag. 7 di 30</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p><em>3-  Quali invece le ragioni che tengono legata una donna ad un compagno violento? Spesso nemmeno l’amore per i figli, spettatori o vittime della stessa violenza, riesce ad allontanarle dai continui maltrattamenti, perché?</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La risposta non è semplice, ma si può trovare una spiegazione al mantenersi accanto ad un uomo violento nella <strong>teoria del ciclo della violenza</strong>. Il ciclo dell’abuso è una <strong>teoria criminologica</strong> sviluppata negli anni ’70 da Lenore Walker per indicare modelli di comportamento che si verificano in un relazione abusiva. Il ciclo dell’abuso segue una progressione ben precisa e si protrae finché il conflitto non si estingue; solitamente quando la vittima abbandona la relazione. Tale ciclo può reiterarsi centinaia e centinaia di volte dando vita ad altrettanti atti di violenza durante la relazione, può riattivarsi nel giro di anni, giorni, ore.</p>
<p><strong>La durata dei momenti sereni diminuisce nel corso del tempo tanto da rendere impercettibile la fase di latenza.</strong></p>
<p><strong>Le ragioni psicologiche che legano al maltrattante risiedono in quella che è la quarta fase, chiamata “luna di miele”; è la speranza che il maltrattante cambi atteggiamento che rimanda la decisione risolutiva di togliersi da una situazione pericolosa. La speranza riposta nell’altro e non in sé stessa.<a href="http://www.overthesky.it/maestralefiorentino/wp-content/uploads/2015/10/Cycle_of_Abuse.png"><img class="alignnone size-full wp-image-1691" src="http://www.overthesky.it/maestralefiorentino/wp-content/uploads/2015/10/Cycle_of_Abuse.png" alt="Cycle_of_Abuse" width="3307" height="2480" /></a></strong></p>
<p>Ci sono inoltre <strong>ragioni economiche</strong> che tengono legata una donna. <strong>Ragioni culturali</strong> o <strong>pressioni esterne</strong> che cercano di “salvare” un matrimonio, la facciata rispetto alla persona.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I figli. <strong>I figli sono le altre grandi vittime della violenza domestica</strong>. Per un bambino assistere alle violenze esercitate sulla propria madre ha lo stesso effetto che ha sulla madre subirle di persona. i figli sono dunque esposti agli stessi effetti, catastrofici, ai quali è esposta la madre. Vittime poi una seconda volta se si considera che una donna che subisce violenza impiega tutte le proprie energie e risorse nel cercare di prevedere e dunque evitare l’attacco del compagno o marito, stremate, lasciano i figli senza le proprie cure e attenzioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>4- Si è sempre affrontato il problema dal punto di vista femminile, centri di ascolto, accoglienza e antiviolenza; da pochi anni sono sorti centri per uomini maltrattanti, dal punto di vista specialistico è utile questo approccio maschile? In che modo prendere in esame gli uomini maltrattanti può aiutare a contrastare questo fenomeno?</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come approccio è positivo anche se difficile da portare avanti, nel senso che <strong>è difficile che un uomo maltrattante ammetta di avere un problema e vada a chiedere aiuto</strong>. Quando ciò si verifica è senza dubbio importante il cammino che intraprenderà insieme agli operatori dei centri di ascolto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>5- Quanto è breve il passo dalla violenza domestica al femminicidio?</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In realtà <strong>esso non è breveassolutamente</strong>. Prima di arrivare all’uccisione della compagna o moglie ci sono dei segnali che sarebbero ben riconoscibili se le donne fossero “addestrate” a riconoscerli. Sono segnali presenti anche in periodi in cui la violenza non è palese o reiterata.</p>
<p>Primo evidente segnale di pericolo è che alivello temporale i momenti di serenità all’interno della coppia diventano sempre più rari e brevi. Inoltre a livello di intensità le modalità della violenza potrebbero aggravarsi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’OMS propone un elenco di indici di pericolo:</p>
<p>1- percezione soggettiva della donna di esser in pericolo</p>
<p>2- gelosia ossessiva e possessiva</p>
<p>3- presenza di armi</p>
<p>4- precedenti atti di violenza</p>
<p>5- escalation di violenza negli ultimi periodi</p>
<p>6- episodi particolarmente gravi o crudeli</p>
<p>7- abuso di animali domestici</p>
<p>8- precedenti penali</p>
<p>9- uso di alcol o sostanze stupefacenti (nel maltrattante o nella vittima)</p>
<p>10- comportamenti violenti anche al di fuori dell’ambiente domestico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Non esistono prove scientifiche sufficientemente esaustive per affermare che esista una sorta di “raptus” che esplode senza aver dato segnali in precedenza.</strong> Sarebbe come affermare che un persona che non ha mai manifestato segni di alcun tipo, né patologie biologiche, possa in qualunque momento della vita commettere un crimine efferato. In realtà non è così, <strong>i segnali ci sono</strong>, non vanno ignorati e bisogna insegnare alle donne, fin da bambine, a non ignorarli, a non minimizzare determinati atti e a chiamarli con il proprio nome, abbandonando ogni tipo di eufemismo. La violenza è violenza e solo chiamandola con il proprio nome può essere riconosciuta in tempo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>6- Quali strategie educative per evitare che i piccoli di oggi si trasformino negli uomini maltrattanti di domani e che le piccole siano in grado di allontanarsi da situazioni famigliari pericolose e violente.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ai bambini è importante insegnare il rispetto per il genere femminile e la parità di diritti e doveri.</strong> Far assimilare <strong>la comunicazione come principale e unico metodo di interazione.</strong></p>
<p><strong>Alle bambine è necessario far capire che hanno gli stessi doveri e diritti dei maschi e che la propria individualità e indipendenza ha lo stesso valore pratico e morale di quella maschile.</strong></p>
<p>Educare inoltre <strong>all’illegittimità della violenza in qualunque tipo di relazione</strong>, in quanto la violenza è il fallimento della comunicazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p><em>7 &#8211; Quali passi si devono compiere per aiutare chi è vittima della violenza domestica, anche alla luce della tua esperienza presso centri antiviolenza? Cosa manca, se manca, al sistema per evitare tante vittime?</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I centri di ascolto già fanno molto, i problemi sono legati ai fondi. I progetti e le organizzazioni che ruotano intorno al tema della violenza domestica sono ben organizzati da psicologi, assistenti sociali, operatori sul campo e volontari. <strong>Per il futuro è senza ombra di dubbio l’educazione quella che può cambiare le cose</strong>. Per il presente sarebbe utile un ruolo più decisivo da parte delle amministrazioni.</p>
<p><a href="http://www.overthesky.it/maestralefiorentino/wp-content/uploads/2015/10/violenza.jpeg"><img class=" size-full wp-image-1686 alignright" src="http://www.overthesky.it/maestralefiorentino/wp-content/uploads/2015/10/violenza.jpeg" alt="" width="400" height="264" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>Le parole della dottoressa Sara Strufaldi fanno realizzare considerazioni importanti sui messaggi che la società invia alle donne, fin da piccole. Anche dal mondo delle fiabe, ad esempio, <strong>giungono messaggi sbagliati rispetto al ruolo della donna, alla sua identità, alla suo posto nel mondo</strong>. Le fiabe, rivolte alle menti-spugne delle bambine che ascoltano o guardano con attenzione e si identificano nel ruolo della protagonista, spesso una principessa, che è tale per un bacio, è principessa dal momento in cui il famigerato Principe Azzurro la fa diventare tale. Il ruolo della protagonista femminile è quasi sempre un ruolo passivo, un ruolo fatto di attese e di una svolta tanto attesa che avviene soltanto nel momento dell’incontro con il personaggio maschile. <strong>Il messaggio che passa è pericoloso: le donne aspettano l’uomo per diventare qualcuno o per essere salvate da una situazione che non piace.</strong></p>
<p>Educare è l’unica via possibile per cambiare il futuro. <strong>Educare le bambine a sentirsi qualcuno nel mondo non attraverso gli altri, non attraverso l’uomo, non attraverso l’amore idealizzato, ma attraverso se stesse e le proprie risorse interne</strong>. Ecco che così si stronca sul nascere un possibile legame fatale che, in nome dell’amore, le tiene legate ad un uomo che nella loro mente è colui che le rende “qualcuno” nel mondo. <strong>Pensare all’amore e dunque all’amato come colui che fonda la propria identità rende difficile l’abbandono dello stesso, nonostante le violenze che esercita</strong>.</p>
<p>Educare i bambini a non considerare la violenza come mezzo per ottenere e raggiungere gli obiettivi. Che l’amore e la presenza della compagna arrivano e si mantengono attraverso il dialogo e il rispetto per l’individualità altrui.</p>
<p><strong>L’indipendenza, sia economica che psicologica, e la ricerca di se stesse all’interno della propria persona sono le efficaci armi contro il rischio di trovarsi strette nella morsa del ciclo della violenza</strong>.</p>
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