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	<title>overthesky.it &#187; cibo biologico</title>
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		<title>Oltre il cibo biologico, il cibo bioattivo.</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2016 15:01:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L’alimentazione del terzo millennio al centro dell’incontro “Di che cibo 6?” organizzato allo Chalet Fontana dall’Associazione Consonanze. di Sofia Porcino &#8211; Parla il Dott. Andrea Battiata, agronomo attivamente impegnato nel diffondere una alimentazione sopratutto consapevole. Consapevole e non solo biologica, ma nutriente. Mentre la certificazione biologica garantisce solo la filiera non garantisce che il prodotto [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h6><em>L’alimentazione del terzo millennio al centro dell’incontro “Di che cibo 6?” organizzato allo Chalet Fontana dall’Associazione Consonanze.</em></h6>
<p><em>di Sofia Porcino</em> &#8211; Parla il Dott. Andrea Battiata, agronomo attivamente impegnato nel diffondere una <strong>alimentazione</strong> sopratutto <strong>consapevole</strong>. Consapevole e non solo biologica, ma <strong>nutriente</strong>. Mentre la certificazione biologica garantisce solo la filiera non garantisce che <strong>il prodotto finale conservi le sue sostanze nutritive.</strong><span id="more-1744"></span>Questo ulteriore passaggio verso il cibo sano è l’obiettivo del progetto <strong>NOA FOOD &#8211; cibo nutriente, organico, autentico.</strong> Prodotti ortofrutticoli coltivati con<strong> tecniche biodinamiche</strong>. Piante coltivate in uno specifico terriccio completamente naturale, composto da una serie di elementi che riproducono ciò che in natura avviene nelle foreste, dove la mano dell’uomo non arriva ma dove la natura riesce egregiamente a compiere il suo ciclo vitale e il terreno produce in autonomia le piante.</p>
<p>All’interno di questo terriccio le piante trovano il nutrimento necessario per <strong>crescere e dare i propri frutti all’uomo senza concimi, fertilizzanti e altre sostanze chimiche</strong>. Il prodotto che ne ricaviamo è <strong>ricco delle sostanze nutritive tipiche dell’ortaggio</strong> in questione, che nell’agricoltura industriale, pur bio che sia, perde.</p>
<p>L’agricoltura industriale infatti produce ortaggi e frutta che contengono minimo il 30% in meno delle sostanze nutritive tipiche del prodotto.</p>
<p>Parla Chiara Conti , una giovanissima studentessa di grafica e comunicazione che segue il Dott. Battista nel progetto del NOA FOOD e spiega che realizzare un piccolo orto urbano seguendo le linee guida del Dott. Battista non è una missione impossibile, <strong>è una tecnica semplice per riscoprire la sana abitudine di fare l’orto</strong> e controllare così il cibo portato alla bocca.</p>
<p>Grazie alla collaborazione con l’Orto Botanico di Firenze vengono organizzati corsi di giardinaggio e orto biodinamici.</p>
<p>Lo Chalet Fontana ha inoltre messo a disposizione parte del suo giardino per la coltivazione biodinamica e ha inserito nel menù una selezione di piatti preparati con gli ortaggi bioattivi.</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" title="Intervista al Dott. Battiata" href="http://www.overthesky.it/di-che-cibo-6-la-produzione-del-cibo-bioenergetico-www-overthesky-it/" target="_blank">http://www.overthesky.it/di-che-cibo-6-la-produzione-del-cibo-bioenergetico-www-overthesky-it/</a></span></p>
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		<title>Allarmismo alimentare o reale pericolo per la salute? Riflessioni di Valore Cibo</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2015 16:26:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Valore Cibo si interroga sulla recente tendenza dei media a &#8220;smascherare il peggior cibo killer del momento&#8221;, cibo inquinato, velenoso, altamente dannoso per la nostra salute. di Sofia Porcino &#8211; La bolla è scoppiata con l&#8217;ultimo studio dell’OMS sulle carni rosse e lavorate, sulla loro alta responsabilità nel provocare il tumore negli umani, in particolare [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h6><em>Valore Cibo si interroga sulla recente tendenza dei media a &#8220;smascherare il peggior cibo killer del momento&#8221;, cibo inquinato, velenoso, altamente dannoso per la nostra salute.</em></h6>
<p><em>di Sofia Porcino</em> &#8211; La bolla è scoppiata con l&#8217;ultimo studio dell’OMS sulle <strong>carni rosse e lavorate</strong>, sulla loro alta responsabilità nel provocare il tumore negli umani, in particolare il <strong>tumore al colon</strong>. A tal proposito il nostro Ministro della Salute Lorenzin è intervenuta sottolineando la <strong>necessità di non creare allarmismi, </strong>anche in virtù del fatto che lo studio completo non è ancora pronto e che lo sarà soltanto a metà 2016. Il presidente Mattarella ha invece richiamato l&#8217;attenzione sul lavoro dei media, ricordando l’importanza di dare notizie “&#8230;chiare, corrette e misurate. Da qui si comprende il ruolo fondamentale dei media, anche loro chiamati a una grande responsabilità.” Niente allarmismi, dunque. Ma <strong>l’allarmismo è una tendenza che pare essere di moda ultimamente</strong>, soprattutto in campo alimentare.<span id="more-1712"></span></p>
<p>Fino a qualche anno fa si parlava di <strong>cibo spazzatura</strong> per riferirsi a quegli alimenti provenienti perlopiù da oltreoceano che hanno avuto un grande successo nel nostro paese a partire dalla metà degli anni ’90: <em>hot dog</em>, <em>hamburger</em>, patatine fritte, salse unte che li accompagnano, bevande zuccherate e gassate. Il dito è stato molto tempo puntato contro questa ristretta cerchia di prodotti. Rincuorante la loro ristrettezza e la loro lontananza dalle nostre abitudini alimentari.<br />
Contraltare sano era la sana <strong>cucina mediterranea,</strong> che affonda le radici nelle antiche tradizioni contadine italiane. Anni, quelli della lotta al cibo spazzatura, che hanno visto rinascere i piatti della tradizione povera, eletti a paladini del cibo salutare. Contro i mostri che uscivano a nastro continuo dalle nefaste cucine dei <em>fast food</em>, fucine infaticabili di “schifezze” piene di grassi, zuccheri, conservanti e olii fritti e rifritti si sono battute intere schiere di salutisti convinti. Lotta ai <em>fast food</em>, in nome della salute umana, ma tinta da poco ben mascherati ideali politici che combattevano il temuto mostro della globalizzazione.</p>
<p><strong>Oggi</strong> siamo davanti ad una <strong>variazione di tendenza</strong>: oggi sembra andare di moda la corsa a chi “smaschera” <strong>il prodotto più responsabile delle peggiori malattie</strong> e a turno si addita un cibo piuttosto che l’altro.</p>
<p>Nel periodo dell&#8217;eco-scandalo in Campania che riguardava lo smaltimento dei rifiuti gestito dalla malavita era il turno della mozzarella di bufala. I terreni inquinati dal non corretto smaltimento dei rifiuti erano i responsabili di un inquinamento a catena che, passando dagli animali arrivava al prodotto finito, la <strong>mozzarella di bufala</strong>, appunto. Oggi da quel fronte tutto tace. Già risolta la questione? O notizia ormai superata?</p>
<p><strong>La carne</strong>, soprattutto quella <strong>rossa e lavorata</strong>, è al centro di una feroce campagna contro i cibi cancerogeni, che sarebbero i principali responsabili dei tumori. Tesi da tempo sostenuta dal professor Veronesi è oggi sostenuta anche dagli studi dell’OMS. Regina indiscussa dei nemici della salute sta lasciando la vetta del podio ad un altro diffusissimo prodotto alimentare. Notizia freschissima è infatti quella che riguarda il <strong>latte vaccino</strong>: sembrerebbe proprio lui il principale responsabile dei tumori.</p>
<p><strong>La verdura</strong>, come la povera mozzarella di bufala, <strong>è vittima dell’inquinamento</strong> delle falde acquifere e dei terreni coltivabili. Non recentissimo caso fu quello del radicchio trevigiano, anch’esso ritenuto una vera bomba chimica a causa degli scarichi inquinanti delle fabbriche dei territori limitrofi ai campi di coltivazione.</p>
<p><strong>Il pollame è pieno di ormoni</strong> che ne gonfiano il petto. <strong>Il pesce ricco di mercurio e altri metalli pesanti. </strong></p>
<p><strong>Farina, latte, sale e zucchero</strong>, che, ironia del destino, sono ingredienti alla base della nostra tradizione culinaria, sono chiamati i <strong>quattro veleni bianch</strong>i. Sia per i loro componenti intrinsechi che per le tecniche di lavorazione.</p>
<p>Allarmismo campato per aria, figlio del nostro tempo e indistintamente causa ed effetto della triste sensazione del secolo di essere continuamente sotto scacco o reale pericolo per la salute? Resta il fatto che la <strong>sensazione è proprio quella di essere inevitabilmente circondati da cibo spazzatura</strong>, che non si limita più soltanto a quella ristretta cerchia di prodotti “americani”, facilmente non consumabili evitando i <em>fast food</em>; il cibo spazzatura adesso è proprio quell’insieme di prodotti che sempre ha fatto parte della nostre tavole e che non è così facilmente evitabile. Insomma non c’è via di scampo: sembra di essere destinati ai prodotti cancerogeni, dannosi e pericolosi, costretti a consumarli, costretti &#8220;a decidere se morire di tumore o di fame&#8221; &#8211; come recita uno dei popolarissimi e sarcastici <em>post</em> usciti sui <em>social network</em> proprio a seguito dello studio sulle carni rosse e lavorate.</p>
<p>Viene da chiedersi cosa c’è dietro a questa pressante e continua campagna di &#8220;sensibilizzazione&#8221;, che più che tale sta assumendo i toni di un vero e proprio bombardamento mediatico atto a terrorizzare i consumatori.<br />
Niente di tutto ciò che abbiamo mangiato fino a ieri adesso va più bene; la farina, il latte, le uova, la frutta, il pesce, la carne, ecc&#8230;</p>
<p>Senza sminuire gli studi scientifici e gli effettivi scandali ecologici viene da chiedersi chi stia guadagnando da questa lotta al cibo inquinato e/o cancerogeno? Forse i grandi produttori di cibo biologico che con le etichette no ogm e bio hanno creato un mastodontico giro d&#8217;affari che frutta dollari suonanti ininterrottamente e che, visto l’allarmismo sociale diffuso, è da molti considerata l’unica ancora di salvezza per la nostra salute minacciata vigliaccamente dai nostri cari prodotti tradizionali?</p>
<p>Sarà poi così bio e no ogm tutto ciò che viene presentato come tale?</p>
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		<title>8 alimenti salutari ed economici. I legumi per Valore Cibo</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Mar 2015 09:31:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Sofia Porcino &#8211; Stanno vivendo un periodo di riscoperta e di glorioso trionfo sulle tavole degli italiani, complici la crisi economica, che fa prediligere cibi che costano poco, e la riscoperta delle loro proprietà. La loro storia risale a circa 20.000 anni fa, ne facevano uso le popolazioni antiche come gli Egizi e i Romani, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Sofia Porcino</em> &#8211; Stanno vivendo un periodo di <strong>riscoperta</strong> e di glorioso trionfo sulle tavole degli italiani, complici la crisi economica, che fa prediligere cibi che <strong>costano poco</strong>, e la riscoperta delle loro proprietà.</p>
<p>La loro storia risale a circa 20.000 anni fa, ne facevano uso le popolazioni antiche come gli Egizi e i Romani, le civiltà del Centro e Sud America e in vari periodi della Storia sono stati l&#8217;ancora di salvezza per intere popolazioni stremate dalle carestie. Sono i <strong>legumi</strong>! <strong>Lenticchie, fagioli, fave, soia, piselli, ceci, cicerchie e lupini</strong>.<span id="more-1430"></span></p>
<p><em><strong>La storia</strong></em> &#8211; Durante il Medioevo, in Europa, erano il simbolo dell&#8217;alimentazione dei poveri, per i ricchi c&#8217;era invece la carne. Questo duplice binomio (ricchi-carne e poveri-legumi) è giunto così fino alla Seconda Guerra Mondiale e al successivo miracolo economico. Dagli anni &#8217;50 infatti la carne diventa alla portata di tutti. Cambiano le abitudini, gli stili di vita e la tavola segue l&#8217;andamento dei tempi: i legumi vengono accantonati, forse per accantonare il ricordo di una vita povera e faticosa, quella condotta fino ad allora nelle campagne; arriva il cibo confezionato, pronto, disponibile tutto l&#8217;anno ed ecco che ci dimentichiamo anche della stagionalità dei prodotti. E la carne è finalmente un piatto che tutti possono permettersi di mangiare, sempre più volte a settimana, giungendo alla vera esaltazione di essa negli anni &#8217;70. Poi, l&#8217;inversione di marcia, studi scientifici riscoprono le proprietà benefiche dei legumi.</p>
<p><a href="http://www.overthesky.it/maestralefiorentino/wp-content/uploads/2015/03/legumi2.jpg"><img class=" size-full wp-image-1432 alignright" src="http://www.overthesky.it/maestralefiorentino/wp-content/uploads/2015/03/legumi2.jpg" alt="legumi[2]" width="289" height="193" /><br />
</a></p>
<p><em><strong>Le proprietà</strong></em> &#8211; ricchi di<strong> proteine</strong>, soprattutto se associati ai cereali (ed ecco che la tradizione pre miracolo economico torna trionfante: pasta e fagioli, risi e bisi e tante ricette regionali che abbinano proprio i legumi ai cerali). Fonte naturale di <strong>sali minerali</strong> come ferro, potassio, fosforo e calcio; di fibre, di<strong> vitamine del gruppo B,</strong> <strong>poveri di grassi</strong> e ottimi alleati nel combattere i livelli di colesterolo del sangue. Alleati nel combattere il diabete di tipo 2 e nel mantenere la funzionalità della flora intestinale.</p>
<p>I terreni in cui vengono coltivati sono di fertilità medio-bassa, ciò significa che per i legumi vengono utilizzati terreni marginali, che necessitano di poche cure e difficili da lavorare con macchine agricole, e perciò più facilmente il <strong>percorso di coltivazione</strong> sarà <strong>biologico</strong>.</p>
<p>L&#8217;<strong>essicazione</strong> del prodotto lo rende naturalmente <strong>disponibile 365 giorni all&#8217;anno</strong>.</p>
<p><em><strong>Prodotti tipici</strong></em> &#8211; La Toscana è leader nella produzione dei legumi, soprattutto nella produzione dei fagioli, famosi lo<strong> zolfino</strong> e il <strong>fagiolo di Sorana, il cannellino del Chianti e il cocco nano del Valdarno</strong>. E ancora <strong>il cece piccino del Chianti e il cece rosa del Pratomagno</strong>.</p>
<p>Essenziale perché sia un buon cibo è il <strong>metodo di produzione</strong>, nel rispetto dei riti della natura, con lo scarso utilizzo di sostanze chimiche e che sia interamente<strong> coltivato, lavorato e confezionato in Italia</strong>. In tal senso, garanzia di tutto ciò sono le piccole aziende che compiono per intero il ciclo produttivo, dalla lavorazione della terra al confezionamento del legume, alla <strong>etichettatura delle confezioni</strong>. (Capitolo importante quello dell&#8217;etichettatura dei prodotti alimentari, lo affronteremo a breve)e i <strong>prodotti a Km zero</strong>.</p>
<p><a href="http://www.overthesky.it/maestralefiorentino/wp-content/uploads/2015/03/Pasta-e-fagioli1.jpg"><img class=" size-medium wp-image-1433 aligncenter" src="http://www.overthesky.it/maestralefiorentino/wp-content/uploads/2015/03/Pasta-e-fagioli1-300x214.jpg" alt="Pasta-e-fagioli[1]" width="300" height="214" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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